Le parole straniere si utilizzano, il più delle volte, per definire semplici regole di buon senso.
Che chiunque conosce senza bisogno di frequentare corsi di marketing e direzione aziendale.
di Saverio Savelloni
Il duro lavoro del responsabile franchising è fatto di chilometri macinati, di lamentele degli affiliati, di panini trangugiati all’Autogrill, di lamentele degli affiliati, di marciapiedi e vetrine, di lamentele degli affiliati…
Giovanni T’assisto si occupa dell’area Centro Sud per la rete a marchio Accattatevelo, famosissima per l’oggettistica made in non si sa dove.
Concetta Spiccia è la titolare del negozio di Cocciadura, nota località balneare dell’Appennino Tosco-Sahariano.
T’assisto ci prova a spiegare alla Spiccia che l’azienda non è interessata solo a quel che va dentro, ovvero il sell in, ma anche a quel che va fuori dal suo negozio, ovvero il sell out.
«Giovanni, non ti sto capendo. Tu mi parli di dentro e di fuori, di selle e sellini, mica tengo un negozio di biciclette o di roba per cavalli!».
Il responsabile franchising, con infinita pazienza, riprende da capo, cercando di convincere la Spiccia a dotarsi di un software per la gestione dello stock, che consenta di verificare, on line e in real time, il raggiungimento del target di vendita da business plan di ciascun franchisee.
«A Giova’, non mi sta a parlà de francese che sennò nun te posso intende» ribatte la Spiccia.
Alla fine, mentre già si fa notte, Concetta Spiccia viene colpita da divina illuminazione:
«Giovannino bello mio, ma che grande scoperta che hanno fatto lassù! E me lo potevi dire in due parole: Qua, o la gente mi viene a comprare, oppure io non ti posso pagare!».
«Brava, Concetta: era proprio quello ti stavo a spiegare!».
MORALE: lo ha capito anche Concetta che il sell out è più importante del sell in. Ma chissà perché, l’Italia è piena di franchisor che si preoccupano solo di quello che vendono all’affiliato e pochissimo di quello che il consumatore è disposto a comperare!