Cogli l'opportunità

Fill Up attività franchising

La parola all'affiliato. «Una firma al bar e ho cambiato la mia vita». Fill Up franchising

Ha scelto per istinto di affiliarsi a Fill Up e con strategia militare ha individuato concorrenti e location ideale. Contando solo sulle proprie forze. E su quelle del marito.

A darle l’idea di aprire un laboratorio di rigenerazione cartucce per stampanti è stata una rivista di settore: e non poteva essere diversamente, visto che Angela Lorusso, oggi 32enne, per 11 anni ha lavorato per un distributore di giornali e quando si è sposata ha scelto il proprietario di un’edicola. «Ho cominciato a lavorare quando avevo 15 anni – racconta – e a 30 ho deciso che era arrivato il momento di mettermi in proprio.

Leggevo un po’ di tutto alla ricerca dell’idea giusta. Quando ho visto la pubblicità di Fill Up, non ho avuto dubbi: era quello che avrei voluto fare». Ha sempre avuto le idee chiare, Angela. Come quando, per mettere su famiglia, ha deciso di rinunciare al suo lavoro, che la teneva fuori di casa anche 15 o 16 ore al giorno.

Nel 2003 nasce la figlia e inizia la sua svolta. Decide di investire sulla famiglia, lascia il lavoro dipendente e costituisce una società con il marito per la gestione dell’edicola. Durante le pause di lavoro, sfoglia di tutto e legge anche alcuni articoli di economia per capire quali settori possono avere più prospettive. Tiene d’occhio le varie proposte di franchising. Ma fra tutte, nota quelle legate alla ricarica di cartucce da stampante.

«Quel settore mi interessava più di altri – dichiara – perché si tratta di un’attività rivolta non al privato ma soprattutto a una clientela business, più interessante dal punto di vista economico. E avrei potuto lavorarci con mio marito».

Dopo un rapido contatto telefonico, incontra un funzionario di Fill Up che spiega, a lei e al marito, i termini del contratto e il tipo di lavoro. Parlano per non più di un’ora e quando va via il funzionario ha in borsa il contratto già firmato. Era l’agosto del 2006 e l’incontro avveniva in un bar di Verona: Angela Lorusso era in vacanza dal fratello, insieme al marito, e per caso l’agente di Fill Up era da quelle parti.

Così, il colloquio che avrebbe cambiato la vita della coppia barese si svolgeva tra un caffè e un cappuccino. «Non abbiamo avuto bisogno di rivederci – ricorda ancora Angela – perché, mentre quel signore ci spiegava il progetto, guardavo mio marito e dal suo sguardo capivo che lui era entusiasta ancora più di me.

D’altra parte, io vado a pelle: se una cosa mi convince, non ho bisogno di ragionarci troppo sopra. Così è stato con la scelta del franchisor: avevo deciso di aprire un laboratorio per il recupero delle cartucce, e quando ho visto Fill Up non c’è stato bisogno di perdere tempo a fare confronti. Anche perché non ci chiedevano né royalty né altri contributi che a volte i franchisor impongono agli affiliati. Anzi, non ci impongono nemmeno di acquistare i loro prodotti. Io li preferisco perché vedo che i clienti sono soddisfatti e non ho motivo di rischiare con i concorrenti».

Una volta tornati a Bari, inizia la ricerca della location. Niente viene lasciato al caso: Angela prende una mappa della città e scarta le zone in cui ci sono dei possibili concorrenti. Alla fine, rimane solo un quartiere, in zona Policlinico. E, sempre mappa alla mano, comincia a cercare un locale commerciale in quel quartiere.

A novembre, firma un contratto di locazione e comincia i lavori. La cosa più difficile è trovare i soldi: il contratto con Fill Up l’ha firmato contando sulla vendita dell’edicola, che però va per le lunghe. Prova a chiedere un contributo alla Confcommercio: dei 35mila euro richiesti, dopo diversi mesi gliene concedono solo 10mila. Lei rinuncia anche a quelli e va in banca dove, ipotecando la casa del marito, ottiene tutta la cifra che le serve.

A marzo del 2007, apre ufficialmente il suo Fill Up Point. «Mio marito è bravissimo – dichiara – e dal primo giorno ha cominciato a visitare tutti gli uffici della città: è raro che gli rifiutino un appuntamento. E, dopo aver provato il nostro servizio, quasi sempre diventano nostri clienti.

La cosa più difficile è far capire la differenza rispetto ai concorrenti, visto che molti hanno avuto esperienze negative. Se, però, provano le nostre cartucce rigenerate, si rendono conto della reale convenienza».

3 note positive sul franchisor

  • Libertà del rapporto di affiliazione, che non impone obblighi di alcun tipo.
  • Ottima qualità di prodotti e attrezzature, che riportano le cartucce alle condizioni di quelle nuove.
  • Nessuna spesa per fee d’ingresso e royalty.

3 note critiche

  • Tempi della formazione iniziale troppo brevi per apprendere le tecniche di rigenerazione delle cartucce laser.
  • L’assistenza tecnica on line dovrebbe essere aumentata per garantire un maggiore e più tempestivo supporto tecnico, ma anche psicologico per le difficoltà dei primi mesi.
  • Tempi di attesa da ridurre per ricevere le procedure e il materiale testato per le nuove cartucce che mano a mano vengono immesse sul mercato.

Ricevi senza impegno maggiori informazioni sul franchising Fill Up

eZ Publish™ copyright © 1999-2009 eZ Systems AS