Quantificazione investimento
Indice articolo
- Franchising: L'investimento iniziale
- Investimento e aspettative
- Quantificazione investimento
- Fidejussione
- Aiuti economici
Quali voci vanno considerate per quantificare l’investimento iniziale?
Tra le voci più sottovalutate, quelle relative ai locali dove svolgere l’attività. Vanno previste le buonuscite, richieste per posizioni commerciali particolarmente qualificate, le varie spese di entrata nei centri commerciali, le ristrutturazioni più o meno impegnative a seconda degli standard minimi di ciascun franchisor, gli eventuali anticipi sull’affitto, gli eventuali costi di intermediazione delle agenzie immobiliari incaricate della ricerca del punto vendita.
Le spese burocratiche o amministrative sono un’altra tipica zona d’ombra.
Diverso è aprire un partita Iva e una ditta individuale, rispetto alla costituzione di una Srl. Ci sono poi settori con iter burocratici particolarmente snelli e altri che richiedono formalità difficili da adempiere senza l’aiuto di un consulente, ovviamente da remunerare.
Un caso a parte è quello dell’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, che come tutti sanno (o dovrebbero sapere) non è un costo e quindi non viene correttamente considerata né tra gli investimenti iniziali, né tra le spese da sostenere.
Il problema, tante volte non considerato, è che sugli importi degli investimenti d’avvio la sua incidenza si fa sentire, aumentando il fabbisogno finanziario iniziale dell’affiliato, magari già al limite delle proprie possibilità.
Il fatto che poi l’Iva costituisca un credito da utilizzare durante la gestione assume una rilevanza secondaria per chi sta rovistando il fondo del suo portafogli alla ricerca degli ultimi spiccioli per arrivare all’apertura.
Ma quanti soldi servono realmente?
Ai puri costi del pacchetto franchising vanno aggiunti i capitoli di spesa “personalizzati”. Ma non è finita. Non si può giungere al giorno dell’apertura con il portafogli vuoto, nessun credito in banca e gli amici che disertano l’inaugurazione per paura della colletta.
Vanno considerati due altri livelli del fabbisogno finanziario effettivo. Il primo è quello di una riserva di autofinanziamento per affrontare le più immediate spese di gestione e l’eventuale “partenza ritardata” degli incassi. Non sono molte le attività in proprio che, fin da subito, sono in grado di generare un volume d’affari tale da consentire la immediata copertura dei costi. Il secondo è quello legato alle necessità di sostentamento della propria famiglia.
E’ difficile ipotizzare che la neonata attività sia in grado di produrre nel primo anno profitti tali da permettere di “aprire il cassetto” e prelevare, quotidianamente o mensilmente, quanto necessita a livello personale.



